L’acquisto dell’ala ovest di Palazzo Isimbardi da parte del Comune di Muggiò riunisce il complesso storico sotto un’unica proprietà pubblica, ma lascia aperti interrogativi su costi, urgenza, vincoli e futuro di Palazzo Brusa.
Acquisto dell’ala ovest di Palazzo Isimbardi: un fine condiviso che richiede un metodo trasparente
L’acquisto dell’ala di Palazzo Isimbardi a Muggiò, fino a poco tempo fa occupata dalla storica Pasticceria Mariani, consente al Comune di riunire l’intero complesso storico-architettonico sotto un’unica proprietà pubblica. Sul piano concettuale, l’obiettivo è pienamente condiviso.
Considerare il patrimonio monumentale come un bene comune da preservare è una visione di lungo termine che unisce tutte le forze politiche. Tuttavia, la condivisione del fine culturale non può esimerci dal rilevare alcune criticità metodologiche, economiche e gestionali che gravano sulla delibera discussa in Consiglio Comunale lo scorso 26 maggio.
L’incognita dell’urgenza e i vincoli di tutela
Il primo elemento di perplessità riguarda la scelta di dichiarare l’atto immediatamente eseguibile. La giunta giustifica questa urgenza con il rischio che terzi presentino offerte migliorative. Eppure, la stessa perizia del Comune smentisce tale scenario applicando uno sconto del 3% per “illiquidità”, certificando così che l‘edificio ha pochissimi potenziali acquirenti sul mercato. Di conseguenza, accelerare i tempi per superare una concorrenza che i dati tecnici descrivono come improbabile appare privo di fondamento logico.
A indebolire la tesi dell’urgenza interviene anche la mancanza di una pianificazione definitiva. La delibera prefigura la realizzazione della nuova biblioteca, sale conferenze e spazi culturali. Trattandosi però di un bene sottoposto a vincolo della Soprintendenza, qualsiasi modifica strutturale o cambio di destinazione d’uso esige un’autorizzazione preventiva. Al momento, l’organo di tutela non ha rilasciato pareri scritti, né avrebbe potuto farlo, data l’assenza di un progetto di fattibilità. Acquistare una struttura storica vincolata senza certezze tecniche sul suo reale utilizzo espone l’ente a un rischio economico e gestionale concreto.
Il confronto con Palazzo Brusa e i nodi economici
L’operazione solleva dubbi anche sotto il profilo della coerenza programmatoria. Destinare questi nuovi spazi alla biblioteca significa sovrapporsi a un percorso già tracciato: il Comune di Muggiò è infatti già proprietario di Palazzo Brusa, stabile da anni individuato – anche dalle linee di mandato di questa giunta – come sede naturale del polo bibliotecario cittadino. Attualmente Palazzo Brusa versa in condizioni di forte degrado. Scegliere di trasferire altrove il servizio rischia di condannare definitivamente questo patrimonio pubblico all’abbandono.
I dati finanziari meritano una riflessione attenta. L’investimento prevede un esborso iniziale di 600.000 euro per l’acquisto e 155.000 euro per i primi interventi di ristrutturazione, per un totale di 755.000 euro. Si tratta di stime preliminari, storicamente soggette a imprevisti quando si interviene su complessi monumentali.
Emerge inoltre una contraddizione tra i documenti: se la delibera descrive lo stato di conservazione come “buono”, la perizia tecnica evidenzia che l’impianto elettrico, il riscaldamento e i servizi igienici necessitano di completi adeguamenti normativi.
Utilizzare oltre tre quarti di milione di euro per l’acquisto di un nuovo spazio, anziché concentrare le risorse disponibili sul recupero di Palazzo Brusa, bene già interamente di proprietà dei cittadini, configura una duplicazione progettuale. Durante il Consiglio Comunale del 26 maggio il centrosinistra ha invitato la Giunta a fare chiarezza sulla reale fattibilità dell’opera e sul futuro del patrimonio esistente.
Riteniamo che una gestione trasparente sia l’unico modo per tutelare la storia e le risorse della nostra comunità.
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