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25 aprile 2026: 80 anni di Repubblica, del voto femminile e della Costituente

    In questo 2026 ricorderemo gli 80 anni del Referendum in cui prevalse nel Paese la Repubblica come forma di governo. Per la prima volta le donne italiane conquistarono il diritto di voto. Sempre 80 anni fa prese vita l’Assemblea Costituente, che scrisse la nostra Costituzione antifascista.

    Una Costituzione che si pone esattamente all’interno di uno spartiacque che ha diviso il prima e il dopo la dittatura nazi-fascista.

    Là dove il regime mise a tacere il confronto parlamentare, ecco che risorge in Costituzione il principio della Democrazia come cardine dello Stato con l’art.1, rinascono i diritti politici del cittadino, il diritto di voto, il diritto a costituire associazioni e partiti politici.

    Là dove il fascismo negò i diritti dell’uomo con soprusi e torture, ecco che all’art.2 della Costituzione vengono sanciti i diritti inviolabili, quali la libertà personale, di circolazione, di riunione e associazione, di manifestare il proprio pensiero.

    Là dove si scelse la strada della discriminazione razziale, politica e religiosa, ora la Costituzione difende il principio di uguaglianza e dignità, art.3, il diritto per tutti alle cure, all’istruzione, a professare liberamente un credo religioso, il diritto di asilo.

    Là dove la repressione, i conflitti e la recessione fecero sprofondare l’Italia in un baratro, ecco come il Paese si rialza verso la crescita e il benessere. Un Paese ora fondato sul lavoro, art.1 e 4, con salari dignitosi, senza discriminazioni di genere, che tuteli gli inabili al lavoro, con diritti sindacali e di sciopero.

    Scioperi che costarono la deportazione e spesso la vita nel ‘43 e nel ‘44 anche a tanti cittadini muggioresi.

    Infine, là dove la guerra fu uno strumento di risoluzione dei conflitti e un mezzo di propaganda costante, ora la Costituzione la ripudia, art.11.

    Una Costituzione che ha chiuso i conti col fascismo, non solo vietandone la ricostituzione in partito, ma impostando l’ossatura di una nazione speculare e opposta a quella fascista.

    Lo spartiacque ci fu anche a Muggiò: con l’efferatezza di due delitti.

    Uno avvenne l’anno prima della marcia su Roma, esattamente nel 1921, dove il giovane invalido di guerra Luigi Paleari viene ucciso da un colpo di rivoltella. Ad ucciderlo una banda di fascisti monzesi in “campagna elettorale” intenti a deturpare la lapide in memoria dei caduti e in maledizione alle guerre. Proprio quella maledizione irritava non poco gli animi bellicosi delle camicie nere.

    Ci volle oltre un quarto di secolo e una dura lotta partigiana per innalzare quella maledizione, scritta sulla parete in una piccola città brianzola, per giungere al ripudio impresso nella più alta legge delle Stato, la Costituzione con l’art.11.

    Un secondo delitto avvenne il 26 aprile 1945, il giorno dopo la Liberazione: una colonna di tedeschi in ritirata sparò colpi di mitraglia uccidendo civili inermi. Morirono in questa strage Merati Luigia, e i due adolescenti Brambilla Tarcisio e Carozzi Luigi.

    Per il loro ricordo e per difendere la Costituzione, ci troveremo tutti in piazza il 25 aprile!

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