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Muggiò e la repubblica: 80 anni di democrazia nel nome delle donne e della resistenza

    2 giugno 1946: una data, oggi festa nazionale, che racchiude tutta l’essenza dell’Italia nell’immediato dopo guerra, con la sconfitta del nazifascismo

    Si votò per scegliere l’ordinamento dello Stato – repubblica o monarchia – si votò per eleggere la Costituente e si tennero le elezioni amministrative nei Comuni.

    Spoiler: vinse la Repubblica con oltre 12 milioni di voti, rispetto ai 10 della monarchia. 

    La monarchia, macchiata dall’alleanza con Mussolini, all’inizio contesta il voto, poi esortata dal governo verso posizioni più morbide, sceglie l’esilio, il 13 giugno ‘46.

    Una degna fine per chi puntò tutto sul rampante Benito che nel ‘22 marciò su Roma chiedendo i poteri che prontamente gli vennero dati, per scongiurare la minaccia “rossa” in Italia. 

    D’altronde “uno spettro si aggirava per l’Europa…”.

    A Muggiò si presentarono ai seggi il 96% degli aventi diritto e la Repubblica vinse con oltre l’86% delle preferenze.

    In questa votazione fu democraticamente eletto anche il primo sindaco della città liberata: Alfredo Figini. Prima di lui il governo cittadino era affidato al podestà Larocchi, nominato direttamente dalle gerarchie fasciste.

    La democrazia torna a vivere.

    Nelle urne aperte 80 anni fa si svolse anche una vera e propria rivoluzione silenziosa di massa: il primo voto libero delle donne italiane e la loro imponente affluenza al voto.

    Su 573 seggi disponibili nell’Assemblea costituente però solo 21 donne vennero elette. Ma in quella tenace minoranza la loro voce si fece tonante.

    Nomi come Adele Bei, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Teresa Noce, Lina Merlin e altre ancora, conquistarono un ruolo di primo piano nella stesura della Costituzione e nella definizione di nuovi e più completi diritti della donna, della famiglia e delle lavoratrici.

    Si deve – per esempio – a Teresa Noce il diritto costituzionale all’assistenza libera e gratuita alla madre e alle gravide, come anche la tutela delle lavoratrici madri, garantendo per la prima volta il diritto al riposo prima e dopo il parto, all’assegno di gravidanza, all’assistenza medica e ostetrica, all’allattamento. Ma ancora: la creazione pubblica di asili nido, ambulatori, consultori, corsi di formazione.

    Le 21 donne costituenti sono le portavoci, il megafono, di quelle eroiche partigiane e staffette che lottarono nella Resistenza al nazifascismo.

    E quindi eccole le “nostre costituenti”.

    Maria Galletti, moglie del partigiano Michele Robecchi, che ci ha tramandato le storie della lotta partigiana, degli attentati e la tragedia della deportazione del marito.

    Margherita Redetti, staffetta partigiana che assieme al fratello, nel padovano, volantinò e si oppose al regime fascista.

    Ines Gerosa, nata a Muggiò ma non residente. Operaia deportata ad Auschwitz per aver scioperato contro il regime.

    Luigia Merati, l’ultima vittima innocente in città della follia nazifascista, uccisa nella strage del 26 aprile 1945 dove i nazisti in fuga spararono sui civili inermi passando per la città.2 giugno 2026: 80 anni di Repubblica e di democrazia, una conquista che ha ancora tutta quella passione e quella speranza dei giovanissimi partigiani.