Dal 1° ottobre il canale 57 del digitale terrestre ha subito un radicale cambiamento. Al posto di Rai Scuola è arrivata “Italiana”, la nuova rete Rai dedicata al racconto dell’identità nazionale, dei territori e delle eccellenze del nostro Paese. Il progetto nasce all’interno dell’attuale governance della Rai e si propone di raccontare borghi, paesaggi, tradizioni, artigianato, enogastronomia, turismo, Made in Italy, ambiente e cultura, raccogliendo e rilanciando soprattutto l’esperienza di programmi come “Linea Verde”.
L’operazione ha però suscitato polemiche, soprattutto per la decisione di sacrificare il canale di “Rai Scuola”, attivo da 27 anni e dedicato a divulgazione, educazione e cultura. La Rai si difende sostenendo che i contenuti educational non vengano cancellati, ma trasferiti e potenziati su RaiPlay.
Per il nuovo canale, la Rai punta a raggiungere lo 0,5% di share, un obiettivo alquanto ambizioso. Per ora è comunque troppo presto per parlare di successo o fallimento. Il progetto è partito da pochissimi giorni e la programmazione iniziale è basata in larga parte su contenuti già esistenti, mentre nei prossimi mesi dovrebbero arrivare nuove produzioni e dirette.
Ma al di là degli ascolti, la questione è soprattutto politica e culturale. Raccontare l’Italia non è di per sé un problema. Ma quale Italia si decide di raccontare?
In un Paese segnato da disuguaglianze territoriali, precarietà, crisi demografica, povertà educativa e trasformazioni sociali profonde, il rischio è che l’identità nazionale venga ridotta a una mera vetrina di borghi, prodotti tipici, tradizioni e Made in Italy.
Italiana rischia così di diventare il simbolo di una certa idea di Paese: orgogliosa della propria identità, ma meno interessata a interrogarsi sulle proprie fragilità. Il nuovo canale dovrà essere giudicato non soltanto sulla capacità di valorizzare le eccellenze italiane, ma anche su quella di raccontare l’Italia reale, con le sue difficoltà e le sue disuguaglianze.
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