L’inchiesta su un asilo nido privato di Muggiò, che ha portato agli arresti domiciliari della titolare della struttura e di un’educatrice, ha scosso la nostra città. Secondo quanto contestato dagli inquirenti e ripreso anche dalle telecamere, all’interno del nido si sarebbero verificati maltrattamenti, carenze nell’accudimento e comportamenti coercitivi nei confronti di bambini tra pochi mesi e tre anni. Alla più giovane delle due donne viene inoltre contestato di aver lavorato come educatrice senza i titoli richiesti.
Spetterà naturalmente alla magistratura accertare le responsabilità individuali e ricostruire fino in fondo quanto accaduto. Ma una vicenda così grave pone anche una domanda che riguarda tutta la città: come possiamo garantire alle famiglie di Muggiò servizi per la prima infanzia sicuri, accessibili e di qualità?
La prima risposta deve essere chiara: servono controlli efficaci, requisiti rigorosi e verifiche puntuali su tutte le strutture che si occupano di bambini così piccoli.
Più controlli significano più garanzie per tutti
Quando una famiglia affida un bambino a un asilo nido deve poter contare sulla professionalità di chi ci lavora, sul rispetto dei requisiti previsti e su controlli capaci di verificare che gli standard siano realmente rispettati.
Rafforzare controlli e procedure di verifica significa prima di tutto tutelare i bambini e dare maggiore serenità alle famiglie. Ma significa anche proteggere e valorizzare le tante educatrici e i tanti educatori che svolgono ogni giorno questo lavoro con competenza, responsabilità e professionalità.
Chi lavora bene ha tutto da guadagnare da un sistema nel quale qualifiche, standard e controlli siano chiari e rigorosi.
Il passo successivo: rafforzare l’offerta pubblica
C’è poi un secondo livello, più strutturale. Se vogliamo aumentare le garanzie per le famiglie, il Comune deve anche avere un ruolo più forte e diretto nell’offerta dei servizi per la prima infanzia.
Per questo riteniamo necessario investire maggiormente negli asili nido pubblici.
Una rete comunale più ampia consente infatti al Comune di incidere direttamente sulla definizione degli standard, sulla selezione e qualificazione del personale, sull’organizzazione del servizio e sulle procedure di controllo.
Questo non significa sostenere che un nido pubblico sia automaticamente migliore di uno privato, né mettere in contrapposizione i due modelli. I servizi privati svolgono una funzione importante e continueranno a essere parte dell’offerta del territorio.
Il punto è un altro: più offerta pubblica significa più capacità del Comune di garantire direttamente una parte significativa del servizio e più possibilità di scelta per le famiglie.
Più posti pubblici significa più scelta
Oggi l’offerta comunale di Muggiò conta circa 60 posti. Non tutte le famiglie hanno bisogno del nido e non tutte sceglierebbero necessariamente un servizio pubblico, ma la possibilità di accedere direttamente a un posto comunale rimane limitata.
È un problema che non riguarda soltanto Muggiò. Secondo i dati ISTAT, in Lombardia i nidi a titolarità pubblica offrono appena 13,4 posti ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni. Considerando anche l’offerta privata si arriva a 30,3 posti ogni 100 bambini. In altre parole, meno della metà dei posti disponibili in Lombardia è direttamente garantita dal pubblico.
Quando i posti pubblici sono pochi, chi resta fuori deve necessariamente cercare un’alternativa tra le strutture private disponibili, compatibilmente con posti e costi. Rafforzare la rete comunale significa quindi non eliminare il privato, ma permettere a più famiglie di avere una vera scelta.
Per questo il Comune dovrebbe porsi un obiettivo chiaro: aumentare progressivamente i posti nei nidi comunali, fino a riuscire a dare una risposta più ampia alla domanda delle famiglie muggioresi.
Il nido è anche una questione economica
Avere più posti pubblici significa inoltre poter rendere il servizio più accessibile.
Un nido comunale non deve necessariamente essere gratuito, ma le rette possono essere costruite sulla situazione economica delle famiglie, rendendo il costo più sostenibile.
Per molti genitori non è una questione secondaria. Quando non si trova un posto oppure il costo mensile del nido diventa troppo elevato rispetto allo stipendio, continuare a lavorare può diventare economicamente difficile.
E ancora oggi questa situazione finisce troppo spesso per pesare soprattutto sulle donne.
Per questo gli asili nido non possono essere considerati semplicemente un posto dove lasciare i bambini durante l’orario di lavoro. Sono una parte fondamentale delle politiche familiari, educative e di conciliazione tra vita e lavoro.
Più servizi significa più libertà per le famiglie
Negli ultimi anni il PNRR ha destinato risorse importanti proprio all’aumento dei posti negli asili nido e al rafforzamento dei servizi educativi per la prima infanzia.
La direzione è quella giusta: aumentare strutturalmente l’offerta significa investire non soltanto negli edifici, ma nella possibilità concreta per più famiglie di utilizzare un servizio educativo di qualità.
Anche Muggiò deve porsi questo obiettivo.
La vicenda di questi giorni non deve diventare il pretesto per contrapporre pubblico e privato. Deve però ricordarci che un Comune non può rinunciare ad avere un ruolo forte nei servizi per la prima infanzia.
Prima di tutto servono controlli più efficaci e garanzie più solide per tutti. Ma, accanto a questo, serve anche una rete pubblica più ampia, capace di offrire più posti, maggiore accessibilità e un presidio diretto del Comune sulla qualità del servizio.
Investire negli asili nido significa dare alle famiglie di Muggiò più sicurezza, più scelta e più libertà.
