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Emma Bonino, una vita per la libertà, i diritti e l’Europa

    Emma Bonino è morta l’11 settembre, a 78 anni. Con lei scompare una delle figure che più hanno segnato la politica e la società italiana degli ultimi cinquant’anni.

    Radicale, laica, europeista, spesso controcorrente, Bonino ha attraversato una lunga stagione della storia repubblicana portando avanti battaglie che hanno diviso, fatto discutere e, in molti casi, contribuito a cambiare profondamente il Paese.

    Ricordarla oggi non significa necessariamente condividere ogni sua scelta politica. Significa però riconoscere il valore di una storia nella quale la libertà individuale, i diritti, la dignità della persona e l’Europa sono stati considerati terreni concreti di iniziativa politica.

    Quando i diritti erano battaglie di minoranza

    Emma Bonino entrò giovanissima nel Partito Radicale di Marco Pannella e nel 1976, a soli 28 anni, fu eletta per la prima volta alla Camera.

    Una delle battaglie che più ne segnò il percorso fu quella per la legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza. Prima della legge 194 del 1978, l’aborto clandestino rappresentava una realtà diffusa e pericolosa. Bonino partecipò direttamente alla campagna radicale, arrivando ad autodenunciarsi per aver aiutato alcune donne ad abortire.

    Quella battaglia faceva parte di una visione più ampia: libertà di scelta, laicità dello Stato, libertà di coscienza, diritti delle persone detenute e tutela delle minoranze.

    Oggi molte di queste questioni appartengono stabilmente al dibattito democratico e, per chi guarda alla politica da una prospettiva progressista, costituiscono un patrimonio che non può essere considerato acquisito per sempre.

    È proprio questo uno degli aspetti più importanti dell’eredità di Bonino: ricordare quanto spesso i diritti nascano come battaglie minoritarie, scomode, perfino impopolari, prima di diventare parte della coscienza collettiva.

    La politica come mobilitazione e conflitto democratico

    Anche il metodo radicale era particolare.

    Referendum, disobbedienza civile, scioperi della fame e della sete servivano a costringere la politica e l’opinione pubblica a confrontarsi con temi che rischiavano di restare ai margini.

    Era un modo di intendere la politica molto diverso dalla semplice gestione delle istituzioni: il conflitto democratico veniva utilizzato per aprire nuovi spazi di libertà e per trasformare rivendicazioni sociali in cambiamenti legislativi.

    È una lezione che conserva ancora oggi una sua forza. I diritti non avanzano soltanto perché vengono inseriti in un programma politico. Avanzano quando esiste una società capace di organizzarli, rivendicarli e trasformarli in una questione pubblica.

    L’Europa come spazio politico

    L’altro grande filo della vita di Emma Bonino è stato l’europeismo.

    Fu più volte parlamentare europea e, tra il 1995 e il 1999, commissaria europea. In seguito fu ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee nel governo Prodi e ministra degli Esteri nel governo Letta.

    Per Bonino l’Europa non era soltanto un mercato o una cooperazione fra governi. Era una prospettiva politica: uno spazio comune di diritti, democrazia e Stato di diritto e, allo stesso tempo, la dimensione necessaria perché i Paesi europei potessero continuare ad avere voce nel mondo.

    Fino agli ultimi anni continuò a sostenere la necessità di una maggiore integrazione europea e la prospettiva degli Stati Uniti d’Europa.

    Per chi crede ancora oggi che il futuro dell’Europa debba essere più politico, più democratico e più unito, questa rimane probabilmente una delle parti più attuali della sua eredità.

    Diritti oltre i confini nazionali

    Lo stesso principio guidò il suo impegno internazionale.

    Bonino sostenne le campagne per la nascita della Corte penale internazionale, per la moratoria universale sulla pena di morte e contro le mutilazioni genitali femminili.

    Dietro queste iniziative c’era un’idea semplice ma tutt’altro che scontata: la dignità e i diritti fondamentali delle persone non possono dipendere esclusivamente dal luogo in cui si nasce o dai confini di uno Stato.

    È una concezione universalista dei diritti che appartiene profondamente alla migliore tradizione progressista europea: costruire istituzioni capaci di limitare la forza, proteggere le persone e affermare il primato del diritto.

    Una storia che parla ancora al presente

    Emma Bonino è stata una figura politica complessa, con posizioni e scelte che hanno suscitato anche forti critiche. Sarebbe quindi sbagliato trasformare il suo ricordo in una celebrazione senza sfumature.

    Ma sarebbe altrettanto sbagliato non vedere quanto alcune delle sue battaglie abbiano contribuito ad allargare lo spazio della libertà e dei diritti nella società italiana.

    La sua storia ricorda soprattutto che nessuna conquista civile è naturale, inevitabile o definitiva. Dietro ogni diritto c’è stato un conflitto, una mobilitazione, una minoranza che ha deciso di esporsi e una società che, lentamente, ha cambiato idea.

    Per chi si riconosce in una cultura progressista, questo è forse il lascito più importante: non limitarsi a difendere ciò che è già stato conquistato, ma continuare a chiedersi quali libertà manchino ancora, quali persone non godano ancora pienamente degli stessi diritti e quale società vogliamo costruire.

    Emma Bonino ha trascorso più di cinquant’anni ponendo queste domande alla politica italiana ed europea.

    Molte di quelle domande restano ancora aperte.

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