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Il diavolo in tasca: genitori e figli prigionieri del telefonino

    di Carlo Verdelli

    Più di un adolescente su quattro ha un rapporto problematico con lo smartphone. Ma anche gli adulti faticano a sottrarsi a uno strumento che confonde vita reale e virtuale, riempie la noia e indebolisce le relazioni.

    Secondo l’Istituto superiore di sanità, più di un adolescente su quattro ha un rapporto problematico con l’eccesso d’uso dello smartphone, con evidenti effetti negativi sulla salute e sulla capacità di relazione. E gli adulti, prigionieri come i figli dello stesso stordente incantesimo, chiudono gli occhi davanti al disagio manifesto di un’adolescenza, e ormai anche di un’infanzia, irretita dalla lampada magica.

    Tutti connessi, sempre, a controllare lo schermo del telefonino per vedere se sta succedendo qualcosa, come se vita reale e virtuale si sovrapponessero fino a confondersi e a confonderci.

    Non stupisce allora la fotografia consegnata in poche righe su X da Angela@Invisible18, insegnante: «A volte mi soffermo a osservare i miei alunni: adolescenti che sembrano fantasmi, espressioni tristi, svogliati, depressi. Alla loro età mi ricordo diversa. Cosa mai sarà successo a questa generazione?».

    Mattia Furlani, fenomeno del salto in lungo — bronzo olimpico a Parigi nel 2024 a diciannove anni e oro mondiale a Tokyo a venti — descrive così i suoi coetanei: «La mia generazione è devastata dalla noia».

    Ecco, lo smartphone sembra creato su misura per riempire il buco nero provocato dalla noia. Come si può resistere al suo inesauribile potere di seduzione e alla sua promessa di evitare ogni fatica, ora che con l’intelligenza artificiale, ChatGPT e strumenti simili, in tre secondi si può avere a disposizione tutto ciò che serve su Manzoni?

    Un sapere volatile, che ha poco a che fare con l’imparare, ma che può essere utile per cavarsela nel breve periodo.

    Prendere consapevolezza che il problema è enorme e che non esistono soluzioni immediate è già un buon punto di partenza. Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, lo ha ammesso con schiettezza: «La verità è che non siamo attrezzati per le sfide che ci propongono i figli digitali».

    Un’opzione arriva dalla Cina: dal 2025 è stato introdotto l’obbligo di studiare l’intelligenza artificiale fin dalla scuola primaria. Si stanno attrezzando per diventare i padroni del nuovo mondo.

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