Ogni giorno 137 donne vengono uccise nel mondo da chi diceva di amarle. In Italia quasi 100 femminicidi solo nel 2024. L’ombra lunga di un fenomeno che si combatte con coraggio, consapevolezza e denuncia.
Secondo le Nazioni Unite, una donna su tre nel mondo – tra i 16 e i 70 anni – ha subito almeno una volta nella vita una forma di violenza fisica o sessuale. In alcune nazioni, questo dato tocca punte drammatiche del 70%. Solo nel 2022, circa 87.000 donne sono state uccise, e nel 58% dei casi l’assassino era un partner o un familiare. Una media inquietante: 137 donne uccise ogni giorno da persone conosciute.

Anche l’Italia, purtroppo, non è immune da questa tragedia. Secondo Eurispes e i dati del Ministero dell’Interno, quasi 100 femminicidi sono già avvenuti nel nostro Paese nel 2024. Numeri che riflettono una violenza endemica, troppo spesso consumata nel silenzio delle mura domestiche.
Il prossimo aggiornamento ufficiale dell’ISTAT arriverà a novembre 2025, in concomitanza con una data simbolica: il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una ricorrenza istituita nel 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite in memoria di Patria, Minerva e María Teresa Mirabal, attiviste politiche dominicane brutalmente assassinate nel 1960. Le tre sorelle vennero sequestrate, torturate e uccise da agenti del regime di Trujillo. I loro corpi furono poi gettati in un dirupo per simulare un incidente. Da allora, il 25 novembre è diventato un giorno di denuncia e memoria.
In molti Paesi, tra cui l’Italia, il colore rosso è diventato simbolo di questa lotta. Tra i più potenti, quello delle scarpe rosse, ispirate all’opera dell’artista messicana Elina Chauvet, intitolata Zapatos Rojos. L’installazione – nata nel 2009 a Ciudad Juarez, città tristemente nota per centinaia di femminicidi irrisolti – rappresenta le donne uccise, lasciate senza voce.

Ma la violenza non è solo fisica o sessuale. Molte donne subiscono anche violenza psicologica ed economica: umiliazioni, controllo, isolamento, privazioni, minacce. Una realtà spesso invisibile, ma altrettanto devastante. Lo stalking, ad esempio, è una delle forme più diffuse: perpetrato da ex partner, ma anche da colleghi, conoscenti o sconosciuti.
Grave e sottostimato è anche il fenomeno delle molestie e dei ricatti sessuali sul lavoro. Secondo i dati ISTAT, l’82% delle donne non denuncia. Le motivazioni sono molteplici: paura di perdere il lavoro, timore di non essere credute, vergogna, sfiducia nelle istituzioni, o il desiderio – illusorio – di gestire da sole il problema.
Nel 2023, delle quasi 17.000 chiamate al numero verde 1522, l’82% proveniva da donne che non avevano sporto denuncia, e non intendevano farlo. E il 62% delle vittime di molestie sul posto di lavoro ha taciuto per timore di ripercussioni professionali. Più drammatico ancora: l’81% di chi subisce ricatti sessuali sul lavoro non ne parla nemmeno con amici o familiari. Il silenzio diventa così l’alleato più pericoloso della violenza.
Un aiuto c’è, e parla con la tua voce
Il numero nazionale 1522, attivo 24 ore su 24, gratuito e accessibile da rete fissa e mobile, è una risorsa fondamentale. Offre ascolto, sostegno e indirizzamento ai centri antiviolenza. È uno strumento a disposizione non solo delle vittime, ma anche di amici e familiari che vogliono aiutare.
Se davvero vogliamo fermare la violenza, il primo passo è parlarne. Spezzare l’isolamento. Sostenere chi trova il coraggio di chiedere aiuto. E ricordare, ogni giorno dell’anno, che nessuna donna dovrebbe mai morire per amore.

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