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Comunità energetiche a Muggiò: il no del Consiglio mentre calano i fondi

    Mentre il Governo taglia i fondi del 64%, l’aula consiliare respinge la mozione dell’opposizione. Ma sul territorio la transizione si muove grazie a SO.Cer.

    La transizione energetica in Italia continua a muoversi a passo di gambero, tra burocrazia lumaca, colpi di scena governativi e dinamiche politiche locali che rischiano di frenare il futuro sostenibile dei nostri territori. È questo il quadro paradossale che emerge analizzando la complessa vicenda delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), un tema cruciale per l’ambiente e il portafoglio dei cittadini, che tocca da vicino anche la realtà di Muggiò.

    Il pasticcio dei fondi PNRR: un’occasione mancata a livello nazionale

    Tutto ha inizio nel 2021 quando, grazie ai fondi europei del PNRR, vennero stanziati ben 2,2 miliardi di euro destinati a sovvenzionare con un contributo a fondo perduto del 40% la creazione di nuovi impianti di produzione di energia pulita. Una misura sulla carta straordinaria, che ha dovuto però fare i conti con i tempi della politica romana: il decreto attuativo è stato infatti pubblicato solo nel dicembre 2023.

    Inizialmente la misura era riservata ai soli Comuni sotto i 5.000 abitanti, traducendosi in un evidente flop. Nel maggio 2025, di fronte a un numero esiguo di domande rispetto alle aspettative, il Governo ha deciso di correre ai ripari alzando la soglia ai Comuni fino a 50.000 abitanti. L’effetto è stato immediato: a settembre 2025 il flusso di richieste è esploso, trasformando quello che prima si raccoglieva in un mese nel volume di un singolo giorno.

    Alla scadenza del bando, il 30 novembre 2025, le richieste hanno toccato i 1.456 milioni di euro, superando ampiamente l’obiettivo di potenza installata (3,34 GW contro i 2,2 preventivati), pur senza riuscire a esaurire l’intero budget iniziale a causa della partenza ritardata.

    La vera doccia fredda è arrivata però pochi giorni prima della chiusura: il 21 novembre 2025, con la sesta revisione del PNRR, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha tagliato la dotazione per le CER a soli 795,5 milioni di euro. Un taglio drastico del 64%, giustificato ufficialmente con la necessità di rispettare le scadenze europee del 2026. Resta quantomeno curioso il tempismo di questo “colpo di forbice”.

    Il risultato? È stata incrinata la fiducia di migliaia di famiglie, imprese e amministrazioni locali che avevano investito su una misura considerata stabile. L’Italia, che aveva l’opportunità di sostenere l’autoconsumo collettivo con oltre 2 miliardi, ne userà meno di 800 milioni. Un test sulla credibilità delle politiche pubbliche che, purtroppo, non può dirsi superato.

    Cosa succede a Muggiò? La realtà del territorio e il “no” della politica

    Se il livello nazionale frena, a livello locale i cittadini cercano di organizzarsi. Nella nostra Provincia sono già attive 6 comunità energetiche e altre sono in fase di attivazione. Il territorio di Muggiò, in particolare, è coperto da SO.Cer., un’associazione senza scopo di lucro attiva dal 2024 (maggiori informazioni sono disponibili sul portale dedicato: milano-monza-brianza.comunitaenergeticarinnovabile.it). A questa realtà possono aderire, nel ruolo di consumatori, produttori o prosumer (produttori-consumatori), cittadini, famiglie, PMI, enti pubblici, associazioni e realtà del terzo settore.

    Ma come si sta muovendo la nostra amministrazione comunale? Tra lungimiranza, assenza o semplice allineamento alle direttive di partito, l’argomento è stato al centro del Consiglio Comunale del 16 marzo. La discussione si è accesa a seguito di una mozione presentata dai consiglieri di minoranza del Partito Democratico, che invitava il governo nazionale e regionale ad attivarsi in ogni modo per sostenere e rilanciare l’iniziativa delle CER (il testo è consultabile sull’albo pretorio del Comune).

    La mozione è stata però respinta in blocco dalla maggioranza di centrodestra, che ha liquidato l’atto definendolo “politicamente strumentale” contro la Regione Lombardia e il Governo centrale, pur dichiarandosi teoricamente favorevole alle CER. Un voto che lascia un retrogresso amaro: un provvedimento volto a ottimizzare il risparmio energetico e a sfruttare il fotovoltaico ha davvero un colore politico? È di destra o di sinistra?

    Durante il dibattito, la giunta ha comunque ribadito il proprio interessamento e la volontà di approfondire la questione, segnalando che da oltre un anno sono in corso contatti con aziende locali già attive. La situazione attuale è stata definita “prematura”, ma è stato promesso un impegno concreto futuro. Resta agli atti la realistica, quanto pragmatica, osservazione di un consigliere di maggioranza contrario alla mozione: “la coperta è corta, i soldi del governo centrale e di Regione Lombardia sono limitati”. Per ora, dunque, la mozione “non s’ha da fare”.

    Uno sguardo al futuro: la carta dell’Agrivoltaico

    Se la soluzione delle CER al momento sembra faticare a trovare pieno slancio politico nelle stanze del municipio, una nuova via potrebbe presto aprirsi per il territorio. Uscita dalla porta della politica tradizionale, la transizione energetica dal carbone al sole potrebbe rientrare dalla finestra sotto un nome suggestivo: Agrivoltaico.

    Ma questa è un’altra storia, un modello innovativo che merita un racconto a parte e su cui non mancheremo di tenervi informati nei prossimi numeri.

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