Dalla corsa ai fondi al taglio del 64%: la parabola delle CER rischia di minare la fiducia di cittadini e imprese locali. Cosa resta per il nostro territorio?
Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) dovevano essere il cuore pulsante della transizione ecologica “dal basso”. Il piano originario del 2021 prevedeva un investimento massiccio: 2,2 miliardi di euro dal PNRR per finanziare a fondo perduto (fino al 40%) nuovi impianti. Tuttavia, quella che doveva essere una rivoluzione si è trasformata in un giallo burocratico che lascia l’amaro in bocca a famiglie e amministratori, anche nella nostra Provincia.
Un rilancio tardivo
Per anni la misura è rimasta al palo a causa di eccessiva burocrazia e scarsa chiarezza. Solo a maggio 2025, a sei mesi dalla scadenza, il Governo ha tentato la sterzata, ampliando la platea dei beneficiari: la soglia dei Comuni ammissibili è passata dai piccoli borghi sotto i 5.000 abitanti ai centri fino a 50.000 residenti.
L’effetto è stato dirompente. Se prima le domande arrivavano col contagocce, da settembre 2025 gli uffici ministeriali sono stati sommersi: il volume di richieste mensili è diventato giornaliero. Alla chiusura del bando, il 30 novembre scorso, le richieste hanno toccato quota 1.456 milioni di euro per una potenza di 3,34 GW, superando l’obiettivo tecnico prefissato.
La doccia fredda: fondi tagliati del 64%
Ma proprio mentre la macchina sembrava aver preso velocità, è arrivata la beffa. Con la sesta revisione del PNRR, il Ministero dell’Ambiente ha tagliato la dotazione per le CER, portandola a soli 795,5 milioni di euro. Un taglio netto del 64%deciso a ridosso della chiusura del bando.
La motivazione ufficiale? La necessità di rispettare le scadenze europee del 2026. Il risultato concreto? La maggior parte degli impianti progettati non riceverà i fondi sperati. L’Italia palesa così, ancora una volta, una cronica difficoltà nel gestire i finanziamenti europei, minando la fiducia di chi aveva scommesso su una misura considerata stabile.
Un colpo alla credibilità
Più dei numeri, a preoccupare è il segnale politico. Avevamo a disposizione 2,2 miliardi per sostenere l’autoconsumo collettivo; ne useremo meno di 800 milioni. È un test sulla credibilità delle politiche energetiche che sembra, purtroppo, non superato.
E sul nostro territorio? Nella nostra Provincia il fermento era stato notevole, con molti Comuni pronti a lanciare le proprie comunità per abbattere i costi delle bollette. Ora il rischio è che molti progetti finiscano in un cassetto. Resta da capire se la nostra amministrazione saprà trovare strade alternative per non disperdere il lavoro fatto.
La partita non è chiusa, ma il clima è di profonda incertezza. Lo scopriremo nella prossima puntata.
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