Vai al contenuto
Home » Articoli » Muggiò alza l’esenzione IRPEF: bene, ma è un aiuto insufficiente

Muggiò alza l’esenzione IRPEF: bene, ma è un aiuto insufficiente

    Il Consiglio comunale di Muggiò ha votato all’unanimità l’innalzamento della soglia di esenzione dell’addizionale comunale IRPEF: dal 2026 non la pagheranno più i cittadini con reddito fino a 18.000 euro, mentre finora l’esenzione si fermava a 15.000. È una decisione positiva, perché va nella direzione di alleggerire il carico fiscale dei redditi più bassi e su alcune famiglie, che negli ultimi anni hanno visto aumentare le spese quotidiane.

    Proprio per questo, però, è importante raccontarla ai cittadini con chiarezza: è un aiuto reale, ma limitato. E qui sta anche una frustrazione che molti provano ogni mese: mentre spesa, bollette e servizi aumentano, i salari non crescono con lo stesso passo. Questa misura dà un po’ di respiro, ma non può essere scambiata per una svolta. Se vogliamo davvero sostenere chi fatica, serve fare di più.

    Che cos’è l’addizionale comunale IRPEF (in parole semplici)

    L’IRPEF è l’imposta sul reddito delle persone fisiche: in pratica, la tassa che si paga sul reddito (stipendi, pensioni e così via). Oltre all’IRPEF nazionale, esiste anche un’addizionale comunale, cioè una quota che va al Comune e contribuisce a finanziare servizi e spese locali.

    A Muggiò l’aliquota dell’addizionale è 0,8%. La “soglia di esenzione” significa che, sotto un certo reddito, quella quota comunale non si paga: alzare la soglia vuol dire far rientrare più persone tra gli esentati.

    Un beneficio concreto, ma per pochi e di entità contenuta

    Dai documenti di bilancio emerge che circa 967 cittadini beneficeranno della nuova soglia, pari a circa il 4-5% dei muggioresi. Per chi rientra nell’esenzione il risparmio può arrivare al massimo a circa 144 euro l’anno.

    Sono soldi che contano, nessuno lo nega. Ma non si può ignorare un fatto: il costo della vita corre più veloce dei redditi. Ed è qui che nasce l’insoddisfazione: questo provvedimento, da solo, recupera solo una parte del terreno perso, mentre le famiglie continuano a fare i conti con rincari che si vedono subito, come l’aumento delle tariffe delle mense scolastiche decise da questa stessa amministrazione.

    C’è un altro dato politico da non nascondere: per la larga maggioranza dei cittadini, indicativamente circa il 95%, la situazione non cambia. Per quel 4–5% che rientra nell’esenzione, la situazione migliora — ed è bene — ma non abbastanza per parlare di “svolta” sul peso delle tasse.

    Un voto unanime, ma anche una storia che va ricordata

    Che la misura sia stata votata da tutti i gruppi è un segnale utile: quando si parla di alleggerire il carico sulle famiglie, si può e si deve lavorare insieme. Ma è giusto anche ricordare un passaggio: lo scorso anno il gruppo consiliare del Partito Democratico aveva presentato un emendamento al Bilancio di previsione 2025 per alzare la soglia esattamente in questa direzione, e allora la maggioranza di centrodestra lo bocciò.

    Oggi quella scelta viene fatta, e va bene così. Però non può essere raccontata come l’equivalente della promessa elettorale di “abbassare le tasse”: durante la campagna il tema era stato posto in modo molto più ampio, e solo in una fase successiva si è ridotto a questo intervento specifico.

    Il Sindaco stesso ha riconosciuto che l’impatto è limitato: allora facciamo il passo successivo

    In aula lo stesso Sindaco ha riconosciuto che l’effetto economico dell’aumento della soglia è contenuto e che, come ha sostenuto in primis il Partito Democratico, bisogna fare di più per sostenere le famiglie. 

    Bene: allora prendiamo quel punto di accordo e trasformiamolo in un percorso concreto. Più che una “conclusione”, allora, questo voto dovrebbe essere un punto di partenza: la politica non può fermarsi a un intervento simbolico.

    Senza trasformare il tema in uno scontro, ci sono già alcune strade che il Comune potrebbe valutare nei prossimi mesi, come esempi concreti di “passi in più”: rafforzare le agevolazioni sui servizi essenziali (mense, scuola, trasporti, fragilità), oppure ragionare su un percorso graduale per alzare ancora la soglia negli anni, se i conti lo consentiranno.

    Questo provvedimento è un buon primo passo. Ma se restasse l’unico, sarebbe troppo poco. Perché le famiglie non vivono di promesse: vivono di spesa, affitti, bollette. Non fermiamoci al primo passo: servono scelte più coraggiose per fare anche un secondo passo, un terzo e avanti!

    La nostra redazione è aperta al contributo di tutti i cittadini. Se vuoi fare una segnalazione o scrivere la tua idea mandaci una mail a muggio@inunfoglio.it