Quella che era nata come la gestione locale di aree frammentate si appresta a diventare una sfida ambientale di respiro regionale. Il Grubria, l’attuale Parco Locale di Interesse Sovracomunale (PLIS), è pronto al grande salto: la trasformazione in Parco Regionale, un traguardo che promette di cambiare il volto di una delle aree più urbanizzate d’Italia.
Un fronte comune tra i sindaci
Il percorso ha subito un’accelerazione decisiva nel corso del 2025. Dopo l’atto di indirizzo approvato ad aprile dall’Assemblea dei Sindaci (che riunisce dieci comuni, tra cui Muggiò, Desio, Lissone e Seregno), è arrivata la spinta della Regione Lombardia. Con la deliberazione del luglio scorso, il Pirellone ha infatti messo sul piatto incentivi finanziari per favorire proprio l’ampliamento dei parchi esistenti e la loro evoluzione in enti regionali.
I numeri della sfida: 2600 ettari contro il cemento
Il contesto in cui nasce il nuovo “Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale” è complesso: un territorio dove il consumo di suolo tocca picchi del 66%. L’area protetta si estenderà su circa 2.600 ettari, servendo un bacino di utenza di 350.000 cittadini.
I benefici attesi non sono solo estetici: la nuova qualifica di Parco Regionale è lo strumento giuridico per bloccare l’edificazione selvaggia, contrastare l’isola di calore urbana, migliorare la qualità dell’aria e tutelare la biodiversità. Fondamentale è anche l’aspetto idraulico: un suolo sano è la prima difesa contro le esondazioni.
La marcia di Muggiò e il nodo Superga
Anche il Consiglio Comunale di Muggiò ha espresso voto unanime per l’adesione. La Giunta ha già tracciato i nuovi confini, portando le aree protette comunali da 1,02 a 1,167 milioni di metri quadri.
Tuttavia, la mappa degli inserimenti presenta un’eccezione rilevante: l’Amministrazione ha scelto di escludere dal perimetro del Parco le superfici degli stadi Superga e Scirea e del campo da rugby. Una decisione tecnica che delimita le aree sportive rispetto a quelle prettamente naturalistiche.

Più risorse, meno costi per il Comune
Il passaggio di categoria non è solo una questione di nome. Attualmente, il PLIS è finanziato interamente dalle casse comunali. Diventando Parco Regionale, l’ente riceverà un terzo dei fondi direttamente dalla Regione, guadagnando inoltre una corsia preferenziale per l’accesso a bandi nazionali ed europei. Una “storia a lieto fine”, come auspicato dai promotori, che mette al centro il benessere e la salute delle generazioni future.
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